5 consigli per migliorare la compliance al programma nutrizionale

La compliance, o aderenza, al programma nutrizionale è un tema a noi molto caro che abbiamo trattato in diversi articoli su questo blog.

L’attenzione su questo tema deriva dalla nostra esperienza sia in ambito clinico, nella cura e nella riabilitazione dei disturbi del comportamento alimentare, sia nell’ambito della rieducazione alimentare attraverso servizi di consulenza nutrizionale che offriamo da più di 5 anni in farmacia.

L’importanza della compliance

Innanzi tutto, bisogna definire che cosa si intende quando si parla di compliance in ambito nutrizionale

La compliance è il raggiungimento e il mantenimento dell’obiettivo terapeutico prefissato dal professionista nel tempo, e potrebbe essere (arbitrariamente) misurato attraverso questi indicatori:

  1. Il raggiungimento dell’obiettivo;
  2. Il mantenimento dell’obiettivo nel tempo;
  3. Il cambiamento delle abitudini alimentari e di vita del cliente/paziente;
  4. Il mantenimento della relazione tra professionista e cliente/paziente nel tempo;
  5. L’aumento della richiesta di visite.
 
Quest’ultimo punto esprime un concetto molto semplice: un cliente soddisfatto parlerà bene di me con amici e parenti e li convincerà ad affidarsi alle mie metodiche (il cosiddetto passaparola).
 

Escludendo i casi di clienti/pazienti poco volenterosi e scarsamente motivati (anche se sulla motivazione il ruolo del professionista potrebbe avere un peso), la compliance è importante perchè ci fa capire se la metodica, o l’approccio, utilizzato con quel determinato cliente/paziente, sia stata più o meno efficace. 

In altre parole, ci dice se in quel caso particolare, abbiamo sbagliato qualcosa: obiettivo, comunicazione, approccio, terapia, ecc. 

Analizzando il tema della compliance all’interno delle logiche del marketing, possiamo dire che il professionista è l’impresa  che offre un servizio attraverso la consulenza nutrizionale, e la compliance è la sua customer retention.

In quest’ottica è molto più saggio comprendere le cause dell’abbandono, piuttosto che colpevolizzare il cliente/paziente per la scarsa motivazione.

Come migliorare la compliance?

Ovviamente, quando si parla di nutrizione, non sempre possiamo fare comparazioni con le logiche più semplicistiche del marketing, in quanto a volte, si ha a che fare con persone (non numeri) con problematiche anche gravi, non solo di salute, ma anche economiche

Per questa ragione, ci teniamo a precisare che questo post non è un vademecum del buon nutrizionista, ma mira semplicemente a fornire consigli che ci sentiamo di condividere in base alla nostra esperienza sul campo e che hanno portato a dei risultati positivi in termini di compliance.

1. Sii rintracciabile (senza compromettere la tua vita privata)

Essere sempre disponibile e rispondere alle domande dei tuoi clienti/pazienti facilita la relazione e contribuisce a mantenere l’attenzione alta sugli obiettivi fissati, inoltre fornisce al cliente/paziente un messaggio implicito molto importante: non sei solo, io ti sono vicino.

Ma l’eccessiva disponibilità può sfociare in un’invasione di campo nella tua vita privata.

Per evitare di ricevere in continuazione messaggi del tipo posso mangiare questo o quello, o mi sento così o colà, invita i tuoi clienti a consultare le FAQ sul tuo sito o utilizza i chatbot che offre Facebook per fornire delle risposte automatiche esaustive.

In questo modo eviterai di perdere tempo a rispondere sempre alle solite domande e ti permetterà di dedicare la giusta attenzione ai clienti che hanno veramente bisogno.

2. Fissa obiettivi a medio termine

A volte, uno dei motivi dell’abbandono potrebbe essere quello di fissare degli obiettivi che possono risultare fuori dalle capacità del nostro cliente.

Con una buona dose di empatia e una bella chiacchierata, è opportuno capire di che pasta è fatto il nostro cliente e, in base al nostro fiuto, cercare di fissare degli obiettivi che non stravolgano nell’immediato la sua vita e che siano facilmente perseguibili.

Questa strategia può risultare molto utile per instaurare un rapporto di fiducia tra cliente e professionista, aumentare la motivazione e rafforzare la continuità nel tempo aumentando di volta in volta l’asticella.

Attraverso il Morphogram è possibile stabilire obiettivi a medio-lungo termine attraverso la definizione del peso ragionevole.

3. Non perdere di vista i tuoi pazienti

Vedere un cliente una volta al mese (se va bene) può risultare fatale in termini di compliance in quanto si rischia di perdere il mordente della motivazione e mandare tutti gli sforzi fatti all’aria.

Tieni il fiato sul collo del tuo paziente attraverso delle verifiche intermedie da fare anche in remoto.

Questo ti permetterà di mantenere alta la concentrazione del paziente e di accompagnarlo nel processo di cambiamento.

Attraverso l’analisi smart di Morphogram, è possibile monitorare gli andamenti della composizione corporea e dei fattori di rischio attraverso 3 circonferenze facilmente reperibili anche da un cliente opportunamente istruito durante la visita in ambulatorio.

 

4. Distogli l’attenzione dal peso

Il peso è un indicatore aspecifico che non dice nulla sulle reali condizioni di salute del paziente e sulla sua composizione corporea. Parimenti, l’Indice di Massa Corporea (o BMI), classifica il peso, ma non ci aiuta nella definizione del nostro paziente in termini di miglioramento/peggioramento delle sue condizioni di salute.

Focalizza, piuttosto, l’attenzione del tuo cliente sull’andamento di quelle misure che valorizzano lo scopo primario di un programma nutrizionale: la riduzione dei fattori di rischio e, indi, il miglioramento del suo stato di salute.

Morphogram, fornisce un’analisi dettagliata sui fattori di rischio cardio-metabolici-infiammatori del paziente attraverso la valutazione dei cut-off di alcune circonferenze corporee e dei loro rapporti con l’altezza e tra le circonferenze stesse.

5. Metti a proprio agio il tuo cliente

Molto spesso siamo vittime di quella maledetta prima impressione che rischia di far saltare tutto prima ancora di iniziare.

E’ molto importante far sentire a proprio agio il paziente attraverso una buona dose di empatia e di linguaggio corporeo che esprima vicinanza e che non ci ponga in una posizione di superiorità o di giudizio nei suoi confronti.

Oltre a questo, può essere molto di aiuto rendere l’ambiente dove visitiamo accogliente, pulito e confortevole.

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