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Sindrome metabolica: fattori di rischio e di prevenzione

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sindrome metabolica

Dopo aver debellato le malattie infettive trasmissibili nella maggior parte del mondo, la sindrome metabolica è diventata il principale pericolo per la salute del mondo moderno tra le malattie non trasmissibili (NCD).

La sindrome metabolica è un raggruppamento di iperglicemia/insulino-resistenza, obesità e dislipidemia.

È uno stato patofisiologico complesso che ha origine principalmente da uno squilibrio dell’apporto calorico e del dispendio energetico, ma è anche influenzato dalla composizione genetica dell’individuo, dalla predominanza della vita sedentaria sull’attività fisica e da altri fattori come la qualità degli alimenti e la composizione del microbiota intestinale.

La sindrome metabolica è una condizione di aumentato rischio per le malattie cardiovascolari (CVD) e diabete mellito di tipo 2 (T2DM) in entrambi i sessi.

Infatti, i soggetti con sindrome metabolica hanno un rischio tre volte superiore di subire un attacco di cuore o un ictus, due volte superiore di morire per tale evento, e un rischio cinque volte maggiore di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 rispetto alle persone senza la sindrome metabolica.

Ci sono diverse definizioni, ma la più utilizzata è quella di NCEP (National Cholesterol Education Program) elaborata nel 2001.

La sindrome metabolica è presente se vengono soddisfatti tre o più dei seguenti cinque criteri:

  1. circonferenza della vita superiore a 102 cm negli uomini e 88 cm nelle donne;
  2. pressione sanguigna superiore a 130/85 mmHg;
  3. livello di trigliceridi (TG) a digiuno superiore a 150 mg/dl;
  4. livello di colesterolo ad alta densità (HDL) a digiuno inferiore a 40 mg/dl (uomini) o 50 mg/dl (donne);
  5. glicemia a digiuno superiore a 100 mg/dl.

 

Il principale uso della definizione di sindrome metabolica non sta tanto nell’identificare i pazienti a rischio generale di malattie cardiovascolari e diabete mellito di tipo 2, ma nell’identificare uno specifico sottogruppo di pazienti con una fisiopatologia condivisa.

L’obesità addominale, di importanza centrale nella diagnosi clinica, è la manifestazione più prevalente della sindrome metabolica ed è un marcatore di ‘tessuto adiposo disfunzionale’.

È stato visto che aumento del tessuto adiposo viscerale è associato ad anomalie biochimiche, epatiche e periferiche che portano all’insulino-resistenza e alla sindrome metabolica associata.

La resistenza all’insulina è associata a delle sostanze rilasciate dal tessuto adiposo viscerale, come gli acidi grassi liberi e i loro metaboliti, così come le citochine infiammatorie (TNF-alfa).

Questi fattori possono attivare altri componenti dell’infiammazione, come NFkβ, e inibire la segnalazione dell’insulina.

Inoltre, l’insulino-resistenza è ulteriormente associata a una diminuzione dei livelli di un’altra molecola prodotta nel tessuto viscerale, l’adiponectina.

Si è ipotizzato, quindi, che il processo infiammatorio indotto dall’obesità può portare a complicazioni come ipertensione, aterosclerosi, dislipidemia, insulino-resistenza e diabete mellito di tipo 2 che caratterizzano la sindrome metabolica.

 

Prevenzione sindrome metabolica:

Esercizio Fisico

L’attività fisica (PA) e l’esercizio fisico sono componenti chiave del dispendio energetico e del bilancio energetico.

Ma il beneficio dell’esercizio fisico nella prevenzione della sindrome metabolica va oltre il beneficio immediato della spesa calorica.

Infatti, con l’esercizio cronico o l’aumento della PA, ci sono cambiamenti strutturali nei muscoli, aumento del numero di mitocondri nelle fibre, secrezione di ormoni metabolicamente benefici (come la lirisina) con inversione dell’insulino-resistenza muscolare e riduzione della lipogenesi epatica postprandiale.

Dieta

Predimed e altri studi hanno fornito prove a sostegno del ruolo benefico della tradizionale dieta mediterranea nella prevenzione del diabete e della sindrome metabolica.

Nello studio è stato osservato che anche un solo un grammo di olio extravergine di oliva (EVO), dato come supplemento alla solita dieta di tipo occidentale, ha ridotto l’incidenza di MetS e ipertensione.

Altri fattori dietetici sono noti per prevenire tale sindrome come la capsaicina, la luteolina, la curcumina, la cannella, il rosmarino, ecc.

Anche i polifenoli, relativamente ad alte dosi, influenzano favorevolmente diverse caratteristiche della sindrome metabolica: l’isoflavone di soia, gli agrumi, l’esperidina e la quercetina hanno migliorato il metabolismo lipidico, l’integratore di cacao ha migliorato l’ipertensione e il glucosio nel sangue, il tè verde ha ridotto significativamente il BMI e la circonferenza della vita e migliorato il metabolismo lipidico.

 

L’educazione della popolazione sui rischi per la salute della sindrome metabolica sarà molto importante in futuro per la sua prevenzione.

Poiché la sindrome metabolica è una diagnosi medica complessa che richiede esami del sangue, è necessaria una definizione antropometrica semplice che possa essere facilmente usata e accettata dalla popolazione.

Mentre la misura esatta da prendere può essere discussa, promuovere, ad esempio, il pericolo dell’aumento della circonferenza addominale o del rapporto vita/fianchi può essere un punto di partenza.

 

Proprio in vista di questo, il Morphogram PRO può essere uno strumento utile alla causa perché permette di stadiare il rischio di sindrome metabolica e di mettere in evidenza, grazie al volume addominale eccedente, la pericolosità dell’adiposità centrale.

Il Volume Addominale eccedente (AV+) è un indicatore che quantifica e monitorizza il volume addominale che eccede, rispetto al volume addominale che, può essere considerato a basso rischio.

Tale indice, espresso in litri, dà un chiaro riferimento volumetrico utile per graduare e dimensionare l’eccesso di adiposità addominale e il suo livello di rischio.

Il Rischio Sindrome Metabolica valuta contestualmente nello stesso individuo, i valori della circonferenza vita, del Rapporto vita/fianchi e del Rapporto tra vita/altezza (WHtR) e ad ogni parametro viene assegnato un punteggio che va da 0 a 6, facendo riferimento ai cut-off presenti in letteratura*.

Quindi, il rischio individuale di sindrome metabolica viene graduato con il seguente punteggio:

  • Basso 0-2
  • Moderato 3-4
  • Elevato 5-6.

Riferimenti bibliografici:
  1. National Cholesterol Education Program (NCEP): Expert Panel on Detection and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (2002). Third Report of the National Cholesterol Education Program (NCEP) Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III) final report. Circulation 106, 3143–3421
  2. Saklayen MG. The Global Epidemic of the Metabolic Syndrome. Curr Hypertens Rep. 2018 Feb 26;20(2):12.
  3. Emanuela F, Grazia M, Marco de R, Maria Paola L, Giorgio F, Marco B. Inflammation as a Link between Obesity and Metabolic Syndrome. J Nutr Metab. 2012;2012:476380.

 

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