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Salute

Obesità e invecchiamento

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paradosso dell'obesità

Il rapido incremento dell’aspettativa di vita in associazione con il crescente aumento del tasso di obesità, ha creato un crescente interesse negli studi scientifici verso quello che viene definito il “paradosso dell’obesità”.

Questo articolo, ha esaminato 72 pubblicazioni (1999-2019) che hanno studiato questo fenomeno durante il processo di invecchiamento.

Il paradosso dell’obesità

Nel 1999 Fleischmann et al. ha per primo descritto questo fenomeno nei pazienti emodializzati scoprendo che il tasso di sopravvivenza ad 1 anno era significativamente maggiore nei pazienti in sovrappeso in comparazione con i normopeso e nei sottopeso.

Il termine paradosso dell’obesità è stato, però coniato nel 2002 da Griberg et al. per descrivere come i pazienti in sovrappeso ed obesi con malattie coronariche, avevano migliori risultati rispetto ai pazienti normopeso.

Obesità e invecchiamento

Uno dei più grandi problemi, che è ancora fonte di dibattito, è quello di riconoscere l’obesità come malattia.

Nel 2013, l’American Medical Association ha voluto mettere fine a questo dibattito riconoscendola invece come patologia.

Per quanto riguarda i rischi per la salute e la mortalità collegati all’eccesso di peso, molti studi hanno definito l’incontestabilità di questi dati a livello mondiale.

Il dato sconcertante rimane il fatto che le strategie di prevenzione e trattamento del paziente obeso sinora attuate non funzionano.

L’aumento delle persone obese è in crescita anche nelle fasce di età più avanzate, ma il potenziale danno di questa condizione sulle fasce di età avanzate è un punto controverso.

Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come l’avanzamento dell’età rende l’associazione tra obesità e mortalità meno cruciale.

Secondo alcuni però, alla base di questa considerazione, c’è un bias nella stadiazione dei rischi collegati all’obesità.

Infatti, per poter valutare al meglio le condizioni cliniche di un paziente, è necessario conoscere, non solo il BMI, ma anche le variazioni della composizione corporea e della distribuzione del grasso, per meglio comprendere la relazione tra obesità, morbilità e morte nei pazienti anziani.

Molti studi sostengono che l’adiposità centrale e la relativa perdita di massa magra sono più importanti del BMI per determinare i rischi associati con l’obesità.

E’ importante, infatti, valutare il rischio di sarcopenia, soprattutto nei pazienti anziani, in quanto causa della perdita della funzionalità motoria.

Infatti, nel contesto del progressivo invecchiamento della popolazione, c’è una crescente diffusione dell’obesità sarcopenica, caratterizzata da scarsa massa muscolare, riduzione della solidità ossea, aumento dell’adiposità centrale.

Quest’ultima, aumenta significativamente il processo infiammatorio, costituendo un serio rischio per malattie cardiovascolari e diabete.

 

 

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